In questi giorni le notizie della guerra in Ucraina con il dramma umanitario che sta provocando riempiono comprensibilmente il mondo dei media. Ma la guerra sta avendo anche altre ricadute come quella della carenza di materie prime e di risorse energetiche. E prontamente più di qualche voce autorevole ha affermato che bisogna essere disposti a sacrificare il già fragile piano di transizione energetica, anche fino al ritorno al carbone.

Per questo, anche in una situazione così difficile, non è il momento di abbassare la guardia. La questione ambientale rimane cruciale per il futuro dell’umanità e Cittadini Reattivi continua a seguirla. Questa settimana la nostra associazione è in trasferta a Trieste.

Il motivo principale è l’attivazione di una convenzione con il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) per i tirocini formativi di allieve e allievi. La SISSA è un istituto di alta formazione dottorale italiano e un centro scientifico di eccellenza in termini nazionali e internazionali che fa ricerche nel campo della fisica, delle neuroscienze e della matematica. Attraverso il Master in comunicazione della Scienza (MCS), il primo in Italia di questo tipo, si sono formate da oltre venti anni generazioni di professionisti in campi che vanno dalla divulgazione scientifica alla comunicazione del rischio, dalla museologia scientifica al giornalismo ambientale. 

Nell’ambito di questo partenariato la nostra Rosy Battaglia porta oggi ai ragazzi del Master l’esperienza del progetto di Cittadini Reattivi e le sue connessioni tra il giornalismo civico e la cittadinanza scientifica, a partire dal ricordo di Pietro Greco. Esperienza che si completerà con la proiezione del documentario inchiesta “Io non faccio finta di rniente” sulle lotte ambientali nei siti di interesse nazionale e per il diritto all’informazione portate avanti dai cittadini di Brescia. Questo partenariato rafforza ulteriormente la nostra rete di collaborazioni e di convenzioni attive per i tirocini curriculari di formazione e orientamento.

Ma la settimana a Trieste non si esaurisce qui perché questa è anche l’occasione per incontrare e stringere rapporti con le comunità di cittadini che lottano per la salute e per l’ambiente. La città e i territori limitrofi infatti oltre a essere sede di un Sito di Interesse Nazionale ospita numerose discariche di rifiuti industriali risalenti a molti decenni fa. Le bonifiche sono andate a rilento e ancora oggi sono in larga parte incomplete. Oltre a questo la città ha ospitato per oltre un secolo la Ferriera di Servola, un impianto che è stato chiamato anche l’ILVA del NordEst a causa del grande inquinamento ha causato (parte del SIN è attribuibile all’impianto). La sua area a caldo, quella col maggiore impatto ambientale, è stata chiusa nel 2020 anche grazie alle lotte dei cittadini cambiando completamente l’aspetto della zona e la vita di chi per anni ha vissuto sotto una nuvola di smog (qui il report dell’Arpa FVG). 

Oggi sta venendo smantellata e dopo una bonifica al suo posto sorgerà un nuovo molo del porto e un’area di manovra per i treni merci e nel processo di riqualificazione non verranno persi posti di lavoro. Tra i maggiori promotori della campagna per la salute dell’ambiente c’è stato il comitato No Smog Onlus. Qui un destino ha unito per decenni nell’inquinamento e nelle ricadute sanitarie le città di Taranto e Trieste, ma oggi le divide perché alla città del sud non è ancora concesso di liberarsene. Ed è per questo che il comitato No Smog Onlus, ottenuta la vittoria, ha deciso di devolvere tutti i suoi fondi a PeaceLink e Genitori Tarantini, due associazioni che portano avanti la lotta a Taranto, come a voler ribadire il filo che ha simbolicamente unito le due città nella lotta e nelle difficoltà.

Ma se la lotta per la Ferriera si è conclusa due anni fa un’altra è appena iniziata esattamente dal lato opposto città, nella zona turistica, e riguarda un progetto che rientra nell’ambito del PNRR. Il PNRR con il suo enorme investimento e con la grande quantità di opere previste rappresenta una grande opportunità per il paese, ma solo se progettato e implementato correttamente. Altrimenti rischia di avere un effetto nocivo e se non risponde ai requisiti di sostenibilità ambientale richiesti rischia anche un blocco dei fondi da parte dell’UE. A questo proposito ricordiamo che Cittadini Reattivi ha aderito al progetto Libenter che si occupa di favorire un monitoraggio sia da parte degli esperti sia da parte dei cittadini delle opere legate al PNRR.

A Trieste i soldi in arrivo col Piano hanno preso il volto di una cabinovia (o ovovia come ormai è chiamata in città). Dopo anni in cui se ne è parlato a più riprese, il Comune lo scorso anno ha presentato al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile un progetto di massima che collega l’altopiano del Carso alle spalle della città con la stazione centrale. Per il Comune si tratta di un progetto di mobilità sostenibile che dovrebbe migliorare i collegamenti e ridurre il traffico in ingresso e uscita lungo l’asse nord che va verso l’Italia oltre ad avere anche una valenza turistica. 

La vista della Ferriera dal quartiere Servola – Rosy Battaglia per Cittadini Reattivi

Dopo aver valutato i benefici previsti e l’impatto sul territorio il progetto è stato approvato dal Ministero lo scorso novembre e riceverà un finanziamento di 48 milioni attraverso il PNRR in quanto rispetterebbe i canoni previsti di non arrecare significativi danni ambientali. Il tutto è stato presentato alla cittadinanza per discuterne, dopo l’approvazione del progetto di massima e con la certezza che il finanziamento ottenuto non può essere usato in maniera differente. Il problema è che tra chi vive sul territorio sono in molti a non essere convinti della bontà dell’opera. 

Secondo chi la contesta infatti non sarebbe stata valutata realisticamente la sostenibilità economica con un pesante deficit che finirebbe per pesare sulla comunità. L’impianto avrà un costo di esercizio di 3,5 milioni di euro l’anno e i 7000 passeggeri al giorno stimati per ripagarlo sarebbero ampiamente sovrastimati. Il percorso dell’ovovia poi richiederebbe una fascia di disboscamento larga 15 metri anche attraverso il bosco Bovedo, un’area protetta di interesse comunitario, oltre al disboscamento per costruire il parcheggio alla stazione di arrivo nella frazione di Opicina. 

Ci sarebbero poi un impatto idrogeologico e un impatto paesaggistico (il percorso previsto è a pochi metri dal monumento del Faro della Vittoria). Da non trascurare infine il problema del passaggio in zone abitate a pochi metri da diverse abitazioni. Tutto ciò ha portato diverse associazioni tra cui WWF e Legambiente a dare un giudizio negativo dell’opera mentre alcune forze politiche di opposizione hanno dichiarato la loro contrarietà al progetto. 

Ma anche i cittadini in prima persona si sono mossi costituendo assieme a numerose associazioni ed esperti il coordinamento No Ovovia che ha di recente lanciato una campagna referendaria per bloccare il progetto. Poche settimane fa in appena un’ora e mezza hanno raccolto 1000 firme (ne bastavano 500) per sottoporre il quesito referendario alla Commissione Garanti e il prossimo passo sarà quello di raccoglierne 12.000 per presentare il referendum. 

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